Gallinari c’è!

20 Gennaio 2009

Pensavamo di doverlo ancora aspettare per almeno un mese, ed invece Danilo Gallinari è rientrato. Solo 15 minuti di impegno medio nelle sue prime due gare, alternati da “fughe” nello spogliatoio per massaggi speciali, ma in quel quarto d’ora sognare è lecito.

Rientri al Madison Square Garden, dopo che per infortunio hai praticamente saltato tutta la stagione (e la pre-stagione) fin qui disputata, hai tutti gli occhi puntati addosso della città che più è in grado di stritolarti e cacciarti sul marciapiede alla prima esitazione, se non reggi la pressione e, a 20 anni appena compiuti, che fai? Ti presenti in campo in mezzo ad atletoni con la preparazione di mesi e mesi alle spalle - e soprattutto nel fisico -, e chiudi la linea di fondo alla scelta numero uno Derrick Rose, lo inchiodi ed apri il contropiede per due punti facili di Nate Robinson? Neanche nei miei sogni più bagnati, visto come la sua schiena aveva scricchiolato dalla scorsa estate a qui.

Starei qui a spiegarvi ogni sua azione, che minuziosamente ho vivisezionato al microscopio in rigorosa diretta, sia nella gara contro Phila che in quella contro Chicago, nonostante la febbre prossima ai 40 gradi, ma per fortuna esiste youtube. Inutile, dunque, aggiungere altro, godetevi le immagini cliccando sul link poco più sotto, prestando particolare attenzione al minuto 1:11. Della squadra, e delle ultime prestazioni scandalose che hanno fatto precipitare il record, parleremo un’altra volta. Ci sia concesso, oggi, gioire per ed insieme al Gallo, alla faccia del detto newyorkese “Sono tifosa dei Knicks… quando vincono” ripreso pure da Eva Mendes nel film “Hitch - Lui sì che capisce le donne”.

http://www.youtube.com/watch?v=7r3YBWIB7G4

Brusco ritorno sulla terra

29 Dicembre 2008

Si preannuncia un 2009 ancora avaro di soddisfazioni per i Knicks. Tenendo bene a mente il solito discorso legato al 2010, la sorprendente prima parte di stagione aveva fatto rivivere antiche emozioni ai tifosi bluarancio, ma la striscia (ancora aperta) di 6 sconfitte consecutive ha raffreddato animi e speranze, allontanando la squadra dal miraggio dei Playoffs.

Il problema non è tanto la striscia in sè, ma il modo in cui è arrivata. Eccetto le prime due gare, le altre erano ampiamente alla nostra portata. Quel che è venuto meno è spirito che aveva contraddistinto il sorprendente avvio di campionato. La circolazione di palla è la prima ad essersene andata, così come il pick-and-roll tra Chris Duhon e David Lee segno che gli scout avversari hanno fatto bene il loro dovere, ed ora ad aspettare il Generale in mezzo all’area ci sono un paio di corpaccioni. Fondamentale a questo punto sarebbe un’affidabile guardia che possa allargare gli spazi, punendo lo spazio lasciato agli esterni, ma inspiegamilmente la dirigenza continua a latitare.

L’alibi degli infortuni - e la conseguente stanchezza dei “magnifici sette” del mio precedente intervento -, con cui comunque siamo ancora alle prese, regge fino ad un certo punto: contro Minnesota,i Nostri arrivavano da cinque giorni di riposo, ed è stata la sconfitta più brutta della gestione D’Antoni. Pare infatti che alcuni equilibri si siano di già spezzati.

Il timore che ci siano i primi problemi di spogliatoio arriva dal ritardo con cui Al Harrington si è presentato alla partita contro Milwaukee: giunto al Garden “in tempo” per il secondo quarto, non ha potuto evitare un’imprevista debacle. Da lì il minutaggio dell’ex-Warrior è drasticamente calato, fino all’esclusione dal quintetto iniziale nella partita contro Denver. Nel contempo, sono arrivate alcune discutibili scelte tattiche sull’utilizzo nel ruolo da titolare di Tim Thomas: inizia bene il terzo quarto, e gioca però pochi minuti? Scelte che se operate da Isiah Thomas avremmo urlato allo scandalo. Inutile avanzare teorie più scervellotiche, di qua può essere solo il più classico dei “o tutto o niente”. Considerando che, proclami a parte, saranno due anni di purgatorio, può essere che coach-D stia facendo vedere che con lui non si scherza, e se fail “l’Adriano”, la paghi.

Harrington, insieme a Nate Robinson, tendono tra l’altro a strafare, ricordando in alcuni frangenti il Jamal Crawford che doveva tentare qualcosa per non veder scadere i 24 secondi. Finchè i tiri entravano e c’erano le gambe, ovviamente te la giocavi contro tutti… ma se la stanchezza - qui sì - unita ai nuovi adeguamenti degli avversari ti giocano contro, ecco allora venire al pettine tutti i nodi che bene conoscevamo a settembre.

Non perdiamo infatti di vista quale sia la nostra forza, ossia quella mostrata stanotte di fronte ai Nuggets: sotto di 10 al termine del primo tempo, andiamo avanti di 2 nella seconda parte del l’ultimo quarto, quando Carmelo Anthony, l’unico fuoriclasse in campo, si mette in proprio e vince la gara. Quando la fluidità in attacco viene meno, legata tra l’altro alla cronica assenza di difesa, emerge il più grande problema del nostro roster: l’assenza di un go-to-guy, lacuna che ovviamente speriamo di colmare appunto nel 2010.

In momenti come questi è pure utile tornare ad una delle dichiarazioni di Quentin Richardson risaltente alla preseason: “Se non facciamo bene in nostro lavoro, la colpa è solamente ndi noi giocatori, perchè se dopo tre o quattro allenatori siamo (e saremo) sempre allo stesso punto, il fallimento è solamente nostro”.

Appunto, torniamo al vecchio discorso: il roster è questo, e dalle rape nessuno ha mai tirato fuori del buon vino.

I Magnifici Sette

8 Dicembre 2008

9 vinte, 11 perse: Il miracolo continua. Nonostante la flessione avuta dopo le due trades “spiegate” nel precedente intervento, i Knicks restano in corsa per i Playoffs, il tutto giocando solamente in sette da almeno 15-20 giorni, visto che tra problemi contrattuali (Marbury) e medici (Jeffries - rientrato l’altro ieri -, Gallinari, Curry ed ora pure Mobley e Robinson), il roster è ridotto all’osso.

Inspiegabile o meno, siamo lì, abbondantemente in linea di galleggiamento, guidati da Chris Duhon, play accolto con scetticismo e che invece si sta rivelando un vero leader. FINALMENTE un regista che sa leggere i miss-match, sapendo SE, QUANDO e COME cavalcarli… o addirittura mettersi in proprio, con penetrazioni o bombe che francamente neppure a Chicago conoscevano. Una gara, due gare, massimo tre possono essere un caso, un momento di forma particolare, ma qui stiamo parlando di ormai due mesi ad altissimi livelli, tanto da fugare tutti i “se” ed i “ma” del caso.

A dire la verità il sottoscritto, scottato da troppe false partenze arrivate dopo altrettanti proclami, aveva accolto con freddezza non solo Duhon, ma pure coach Mike D’Antoni. Ebbene, stiamo tutti - udite, udite - apprezzando la difesa di questi Knicks, cosa che mai ci saremmo aspettati, soprattutto per le voci che giravamo nella Lega sul suo sottovalutare questo fondamentale. Se ciò resta comunque vero considerando partite come quella contro i Warriors, in cui tutte e due le squadre ricorrevano al run-and-gun frenetico, che dire della gara di ieri sera contro i Pistons? Abbiamo spesso accettato il loro gioco a metacampo, facendo rotazioni difensive fenomenali, tanto da andare a riposo con più di 20 punti di vantaggio.

Francamente sono rimasto sorpreso da queste rotazioni, la prima volta ho pensato che il raddoppiante sia stato fortunato nel rientrare nella posizione corretta (a zona!) quando il raddoppiato ha dato via la palla, la seconda pure, ma alla terza, beh, è stato il segno che su queste cose ci si è lavorato. E’ anni infatti che predico su queste pagine che la soluzione più corretta, se hai giocatori fisiologicamente carenti nella difesa a uomo, è quella di adottare una zona mista: finalmente si è vista, e non perchè io sia un genio, ma perchè chi c’era prima era un incapace!

Con questo sistema, pure David Lee non sembra più la “groviera” che conoscevamo. Tra l’altro il Generale, da quando Zach Randolph non è più al suo fianco, è esploso a livello statistico. Contro Golden State ha piazzato il career-high in punti, e contro Detroit è risultato decisivo con i suoi rimbalzi, quando gli eredi dei Bad Boys sono rientrati ad un pericoloso -7. Il pick-and-roll con Duhon si sta tra l’altro rivelando letale per le difese avversarie, che per ora non sono corse ai ripari…

… e se blocchi questo, c’è Wilson Chandler dalla media-lunga distanza a punirti… o Al Harrington, o Quentin Richardson. Sogno o son desto?

L’idea di base è che stiamo sovraperformando… ma una considerazione in questo senso è d’obbligo, vostro onore: certa gente è stata solo tra le mani di Isiah Thomas, quindi i limiti possono essere ancora inesplorati. Che in sette stiamo facendo ben più del massimo è palese. Da un paio di gare, però, è rientrato Jared Jeffries, che D’Antoni stava aspettando con impazienza. Sta giocando pochissimi minuti, come logico, ma ha già fatto intravedere come può essere utile alla causa nel sistema del Baffo. A breve rientrerà pure Robinson, mentre il nostro Danilo è fuori ALMENO fino al nuovo anno. Il GM Donnie Walsh si sta mordendo le mani, dal momento che contina a ripetere che uno di vent’anni con la sua lettura delle situazioni di gioco, abbinato ad un tiro letale da ogni dove, non l’ha mai neppure sognato.

La soluzione più logica sarebbe creare posto in roster, dal momento che Mobley probabilmente si ritererà per problemi di aritmia cardiaca (o giocherà con una deroga da lui firmata come in tutte le sue precedenti vite sportive), Jerome James non si sa bene cosa ancora ci faccia lì, e Marb… vabbeh neppure lo voglio nominare. Patrick Ewing Jr. ed Allan Houston (?!?) si stanno allenando nelle strutture della Franchigia, ma la situazione è in stallo. Personalmente userei il contratto di Malik Rose per arrivare ad una guardia, ma la priorità resta il 2010, e Walsh lavorerà in questo senso.

Ora ci aspettano cinque gare in trasferta che dovrebbero far precipitare il record, soprattutto alla luce della fatica accumulata, ma mai dire mai… oggi più che mai: GO KNICKS GO!

Addio Jamal, addio Zach, BENVENUTO 2010!!!

22 Novembre 2008

Stavolta non è la solita frase ad effetto, ma la pura e semplice realtà, avvalorata da fatti concreti: SIAMO TORNATI. In sole 24 ore Donnie Walsh ha ridato speranza ad una franchigia che in nove anni è passata da una Finale NBA ad un lento ed irrefrenabile declino verso il fondo non solo della classifica, ma pure della credibilità. I Knicks erano quelli da deridere quando c’era da parlare di spreco ed inefficienza, da Jay Leno al salotto di Dave Letterman, passando ovviamente dalla gente in strada. Roba che qui in Italia manco l’Inter pre-Moggiopoli!

I fatti: Jamal Crawford spedito a Golden State in cambio di Al Harrington; Zach Randolph e Mardy Collins ai Clippers per Cuttino Mobley e Tim Thomas. Risultato, senza scendere nei particolari dei contratti ceduti/acquisiti (per questo consultare siti come RealGM): un sacco di soldi da spendere nel 2010 per assicurarsi i servigi dell’Eletto, all’anagrafe Lebron James. Piani di riserva: Dwane Wade, Chris Bosh, Amare Stoudemire… e NON NECESSARIAMENTE uno solo di questi. L’ultimo contratto su cui speculare, in quest’ottica, resta quello di Eddie Curry, inezia se consideriamo come ci siamo mossi con l’albatross-Randolph.

Inutile sindacare sul perchè Warriors e Los Angeles abbiano accettato queste trades, e forse non lo sapremo mai. Se nella parte alta della California la lotta intestina tra Don Nelson e Chris Mullin può aver agevoltato le cose, guardando un po’ più a sud non si sono quasi mai ammirati segni di sensatezza nelle mosse dei Velieri, ma quello che forse risulta più facile è notare la credibilità che accompagna Walsh quando alza la cornetta del telefono per proporre uno scambio. Un vecchio lupo di mare come lui di certo ha conoscenze ed agganci per far funzionare anche qualche mossa di mercato tecnicamente sbilanciata (in maniera del tutto legale, prima che pensiate ai torbidi mari in cui naviga il calcio nostrano, visto che di là dall’oceano se compri per 10 milioni devi cedere per altrettanti, dunque i Moratti ed i Lotito, che a loro modo si distunguono nel settore, sono lontani anni luce).

E dire che noi c’eravamo quasi convinti e rassegnati alla storiella che i suoi predecessori ci appioppavano, ossia che a New York non puoi ricostruire, cercando di navigare a vista per avere un team sempre più o meno competitivo, senza passare attraverso stagioni perdenti “di default”. Sarà anche il “culo” - letteralmente, vedi cronaca Knicks@Celtics passata su SKY pochi giorni fa - che Flavio Tranquillo tira in causa quando parla di Mike D’Antoni, ma intanto con lo stesso roster disfunzionale dello scorso anno il Baffo aveva fin qui sfornato il miglior record dal 2003, segno che qualcosa stava già (finalmente) cambiando.

Personalmente, sono sollevato dall’idea di non vedere più Crawford con la canotta bluarancio. Da me soprannominato nel forum “Tiratore Errante”, non è mai stato ALMENO croce e delizia come per molti appassionati, ma CROCE e basta. A 29 anni, se non hai appreso una minimamente accettabile selezione di tiro e non difendi, ed il tuo unico merito è quello di finire su qualche highlights per un crossover saltuario, vai al circo e chiudiamola qui. Per Randolph inutile andare a spiegare, la sua storia anche da punto di vista caratteriale/attitudinale parla da solo, classico caso di 20+10 in contesti perdenti.

Chi arriva, tra l’altro, mi pare che possa pure tornare utile nell’immediato, regalando una stagione dignitosa ai tifosi, che per quanto abbiano pure loro fissato l’obiettivo-LeBron, sono anche nell’immediato assetati di successi. Harrington in quanto a talento non è di certo secondo a Crawford. Difensivamente non è neppure lui un mastino, ma per lo meno più centimetri portano un vantaggio, non sia altro per una mera questione di “ingombro” nella propria area. Mobley ha sicuramente il tiro da fuori più automatico del nostro ormai ex #11, mentre Thomas, un ritorno, resta ancora un discreto panchinaro. Tutti e tre scadono nel 2010, quindi, ribadisco, obiettivo raggiunto, al di là di tutto.

Chandler, Gallinari, ed eventualmente Lee e Duhon possono essere le fondamenta di un progetto il cui culmine verrà raggiunto tra due estati, quando un diamante verrà posto sulla sua sommità. Vedendo come il nostro GM ha rivoltato la STORIA della Franchigia in un giorno, è lecito aspettarsi che in quasi 600 a sua disposizione possa già forgiare un supporting cast di tutto rispetto per la pietra preziosa di cui sopra.

Non chiamatelo WC

14 Novembre 2008

Esatto, lui si chiama Wilson Chandler, e per una volta che anche gli americani non cadano nello sport nazionale delle abbreviazioni (quanti cestisti sono quasi più conosciuti con le iniziali del nome che non per esteso?): il secondo anno da DePaul,virtuale MVP della squadra e sorpresona di questi Knicks dal record sorprendentemente positivo,non è per niente un… cesso di giocatore, anzi…

… Chandler ha giocato a Memphis la migliore gara della ancora sua giovane carriera, al culmine di altre ottime prove, sfornando 27 punti con 11/12 al tiro, di cui l’unico errore è stato un tentativo di schiacciata volante sull’errore di un compagno, prontamente recuperato per un gioco da QUATTRO punti di Crawford. Un vero animale da parquet, di quelli silenziosi, tosti e determinati. Poche parole e tanti fatti, per intenderci, cosa che a New York non è di certo la norma, e non solo in campo sportivo.

Non solo Chandler comunque: tutto il roster ha giocato al di là delle aspettative nelle cinque vittorie fin qui maturate a fronte di tre sconfitte, queste ultime arrivate dopo prove inversamente proporzionali a quelle dei successi. Sebbene dovremmo abituarci agli alti e bassi nei mesi a seguire, è altrettanto vero che si è visto giocare di squadra come mai prima in passato dai tempi della contender che eravamo nel 1999. Jamal Crawford ha mostrato una costanza di rendimento che francamente il sottoscritto pensava non raggiungesse mai, speriamo duri. Zach Randolph, eccetto qualche spicchia non prontamente fatta viaggiare, ha lottato sotto le plance in maniera inaspettata. Chris Duhon ha perso un paio di palloni in tre partite, con prove tutte sostanza e niente svolazzi. Quentin Richardson, nonostante prove spesso incolori, è diventato il definitivo leader dello spogliatoio. Nate Robinson è stato un boost pazzesco dalla panchina.

Fino ad ora, insomma, siamo andati ben oltre ad ogni più rosea aspettativa. Flavio Tranquillo ha definito il 5-3 attuale il nuovo Segreto di Fatima. Vero, ma se entra il tiro, questa squadra, con QUESTA convinzione, in gara singola può giocarsela con chiunque.

Le impennate nelle statistiche individuali auspicate in estate per Randolph nel sistema-D’Antoni sono, tra l’altro, puntualmente arrivate, tanto che tutte le fisime mentali sul perchè Donnie Walsh non lo abbia ceduto prima (vedi Clippers) in cambio sostanzialmente di nulla, sono a questo infondate. ZBO è oggi papabile per una cessione con qualcosa di importante indietro, non solo in ottica di scaricare il cap per il 2010, ma anche qualche contropartita tecnica interessante. Cleveland, Chicago e Denver pare stiano imbastendo un’offerta credibile, cercando quella minaccia in post basso che non hanno.

Attendendo le inevitabili secche che il Run-and-Gun porterà ad attraversare ad un roster che rimane comunque disfunzionale, tocca dare una sbirciata in infermeria. Danilo Gallinari non ce l’ha fatta a rientrare, anzi pare addirittura che la stagione sia per lui finita ancora prima di iniziare davvero. La schiena gli è tornata a dolere in maniera significativa e sta girando gli States in cerca di altre diagnosi che scongiurino l’operazione chirurgica. Come si sia procurato questa protusione discale non ci è dato a sapere, e ci rifiutiamo di credere che sia la botta presa in Summer League contro “Tractor” Traylor. Più probabile che, in maniera miope, lo abbiano messo (troppo) sotto in sala pesi, esagerando. Ennesimo granchio preso dallo staff medico della franchigia? parrebbe di sì. Sperare che l’ernia del disco rientri da sola (e parlo con cognizione di causa, fidatevi), è pura follia… perchè allora non operarlo subito dopo la prima diagnosi, tanto che ad oggi sarebbe al quarto mese di riabilitazione?
Pure David Lee non se la passa bene: perso il posto da titolare in favore di Chandler, il Generale ha un frammento osseo nella caviglia. Possibile pure qui l’uso del bisturi, visto che siamo ad inizio stagione e non sappiamo quante gare possa reggere ai ritmi NBA senza doversi fermare.