Archivio di Ottobre 2009

-81 partite al 2010

Giovedì 29 Ottobre 2009

Il segno “meno” ha contraddistinto la prima gara stagionale dei Knicks, e se il buongiorno si vede dal mattino, sarà così per il resto della stagione. Il problema è che nulla è andato bene questa notte. Alan Hahn, columnist del Newsday, ha fotografato bene la situazione: “Non è stata una sconfitta, è stata una tragedia”.

Quindici mesi di “Cura INTEGRALISTA D’Antoni” non sono serviti a niente, a tal punto che se sul pino da head coach ci fosse Herb Williams (l’allenatore chiamato a sostituire i licenziati nei momenti peggiori degli ultimi anni), nessuno si accorgerebbe della differenza. -31 nel terzo quarto, figlio di un’emorragia iniziata fin dal primo periodo quando, sul punteggio in equilibrio, anzi con NY avanti, le prime scervellotiche scelte del Baffo - togliere Harrington caldissimo, ruotare tutto il quintetto a 4′ dalla prima sirena - hanno mandato la partita a sud.

Siamo alle solite: bombardamento costante da oltre l’arco con percentuali scandalose, 60% dal campo concesso agli Heat nel momento clou, Miami che sembrava gigioneggiare, dimostrando di poter alzare i giri in qualunque momento senza trovare resistenza da parte dei Nostri, incapaci di reagire alle dunk di un semi-pensionato come Jermaine O’Neal (10/12 al tiro)… quanto sono lontane le battaglie stile tonnara dei tempi di Mourning-Ewing e Oakley-PJ Brown! Arridatece Charlie Ward!

In un garbage-time che ha sfiorato il 24 minuti, a sentire le testate nostrane il solo Danilo Gallinari ha salvato la faccia. Vero per chi ha letto solamente il box-score di fine partita. Non che il Gallo abbia specifiche colpe, ne ha messi 22 praticamente a babbo morto, ok, Ma solo tirando da 3! Resta da vedere se sono ordini che arrivano dall’alto o se non se la sente ancora di mettere palla a terra.

Il problema è che giochiamo unicamente con due schemi, come appunto un anno e mezzo fa, dall’arrivo dell’ex pupillo di Dan Peterson: pick-and-roll Duhon-Lee (che ha fatto le fortune nelle prime gare della scorsa stagione, poi gli avversari sono corsi ai ripari), tiro da fuori con quattro giocatori oltre l’arco per un seven seconds or less all’ennesima potenza. Per il sottoscritto, il grande allenatore è quello che massimizza le risorse umane a disposizione… ebbene, l’integralismo del nostro allenatore ha portato Wilson Chandler a trasformarsi in un mattonaro da fuori in barba al fisico che potrebbe sfruttare in post basso, soprattutto se schierato da guardia come durante la scorsa notte. Ma quando c’era Isiah Thomas, siamo sicuri che le cose fossero peggiori?

E la difesa? fino all’altro giorno si leggeva della meno perforata della Lega in preseason… appunto, IN PRESEASON! Gli altri passeggiavano, noi evidentemente ci impegnavamo… Allarmante a mio avviso l’uscita di D’Antoni nel dopogara: “La nostra difesa è stata buona a tratti, poi ci hanno sovverchiato fisicamente”. Ecco, appunto: cosa aspettava ad alzare in quintetto? invece no, sprazzi di doppio playmaker in campo con Robinson a portar palla e Douglas a guardare, small ball insensata mentre O’Neal e Beasley pasteggiavano nel pitturato. L’unica attenuante può essere l’acciacco che ha colpito Darko Milicic, che aveva iniziato in maniera discreta (4 punti e 7 rimbalzi in 16′), e che sarebbe potuto tornare comodo per alzare il quintetto, ammesso che D’Antoni avesse deciso di percorrere questa strada che per lui è come bestemmiare in un luogo sacro.

Così tocca guardare su altri parquet per provare a sorridere: l’inserimento di Shaq nel motore di Cleveland non sembra aver portato gli effetti previsti, tanto che i Cavs sono partiti con due sconfitte consecutive, cosa che non accadeva da cinque anni… LBJ magari si spazientirà prima del previsto…

Universi Paralleli

Mercoledì 14 Ottobre 2009

In quale universo parallelo un team di Mike D’Antoni gioca decentemente in difesa ma terribilmente out of synch in attacco? E’ questo il leit-motiv della preaseason che stanno giocando i Knicks. Emblematica la sconfitta di questa notte contro i Sixers: gara chiusa da entrambe le compagini sotto quota 100, e un disastroso 30% al tiro dal campo per i Nostri, addirittura 7/41 - leggasi QUARANTUNO - da oltre l’arco. Sommando il tutto alle altre partite fin qui disputate, il tachimetro arriva a 96/259 e 25/103 da tre.

Bene. Benissimo. Riavvolgiamo il nastro. Cosa mancava l’anno passato? Difesa e tiro da fuori. Se la prima voce pare almeno in condizione di lavori-in-corso (5 stoppate di media contro le 2 dello scorso anno, per dire), assolutamente non ci siamo con la seconda. Il mio pensiero va alla miopia. Non hai riempito il buco con un tiratore, che senso ha continuare a bombardare? Non sarebbe meglio cercare qualche altra soluzione tattica?

Coach D’Antoni ha parlato di mancanza di tranquillità… già ora?!? A dire il vero si è pure scomodata la forma fisica, visto che al training camp si è corso molto. Addirittura nella partita di Boston ha accusato i suoi aver giocato senza intensità, seppur in una cornice da amichevole. David Lee è d’accordo: “Come lo scorso anno, quando i tiri iniziano a non entrare, perdiamo di fiducia ed intensità in ogni fondamentale”.

Chi pare abbia sicuramente ruggine o acido lattico è Danilo Gallinari. A parte qualche lampo contro i Celtics, si è visto davvero poco. Cosa normalissima, per carità, dal momento che è questa la sua prima vera stagione in NBA, e che gli avversari iniziano a dargli considerazione. Però non vorremmo che si concentrasse eccessivamente sul tiro da fuori, diventando così troppo monodimensionale. Per ora si è mostrato esitante e quasi non in fiducia, un’ estate è strascorsa nel responsabilizzarso forse oltre il dovuto. “Mi sento bene, la schiena non mi dà problemi… lo so che per il resto della stagione mi rivolgerete questa domanda, ma sto benissimo. E’ vero, sto esitando in alcune situazioni, ma è solo per la ricerca di effettuare le giocate chiamate… ed il ritmo al tiro arriverà, senza alcun dubbio”.

Il resto del roster senza infamia nè lode, pregi e difetti li conosciamo già. Perso ormai definitivamente Eddie Curry, presentatosi perfino all’ultimo anno di contratto in una forma disastrosa, segnali positivi si sono invece visti da Darko Milicic. Tirato a lucido, ha fatto intravvedere un paio di giocate che giustificherebbero, se fatte in maniera continuativa, il pick che all’epoca venne “sprecato” per lui. Ovvio, da buoni tifosi bluarancio “siamo mossi dalla disperazione e ci esaltiamo anche per l’ultimo cane che gioca decentemente 3 minuti” (cit.), ma tant’è…

Di seguito le 10 migliori (?!?) azioni di questa notte.