Archivio di Gennaio 2007

Si mette male…

Giovedì 25 Gennaio 2007

… eh sì, perchè gli infortuni stanno castrando quelle poche certezze che con tanta fatica i Knicks si erano costruiti nell’ultimo mese e mezzo. Stephon Marbury è di nuovo fuori per una tendinite al ginocchio (la stessa che gli aveva fatto saltare le ultime undici gare dello scorso anno), aggravatasi proprio nel momento più delicato della stagione, in cui tra l’altro il giocatore stava giocando la sua pallacanestro migliore di sempre.

Come se non bastasse, dopo l’umiliazione subìta a Miami, nella sconfitta casalinga contro Phoenix pure Eddie Curry è finito in infermeria. Entrambi i playerz sono dati “day-to-day”, ma Steph contro gli Heat ha giocato pochi minuti, e contro i Suns non ha neppure indossato i calzoncini corti.

Purtroppo per noi, stiamo parlando dei due giocatori del roster con più talento e quelli che, ad oggi, risultano essere - finalmente - i più determinanti. Tra squalifiche ed infortuni assortiti, dunque, i Knicks non hanno mai avuto per troppo tempo tutti gli effettivi a pieno servizio.

Il record, di conoseguenza, rischia davvero di precipitare in poschissimo tempo. Un’eventuale sconfitta già domani contro Miami porterebbe il bilancio a 18 W e 27 L, ossia nove gare sotto al .500 di vittorie. Guardando il calendario nostro e delle nostre dirette concorrenti, si può notare come sia per noi in discesa dopo le salite iniziali: basterà per recuperare ed agganciare il treno playoffs? Le incognite sul #3, anche in caso di ritorno, resterebbero molte, dal momento che il suo gioco si basa sulla potenza che scaturisce da quel primo passo capace di portare a scuola un certo Jason Kidd nell’ultima incontro contro i Nets: con la tendinite a dare fastidio, questa esplosività verrebbe sicuramente meno.

Evidentemente, quando inizia a piovere, finisce che grandina: l’esperimento Jared Jeffries, l’uomo con un contratto da $30M che doveva dare stabilità difensiva, sta miseramente fallendo, relegato in panchina nelle ultime due partite con un totale di nove minuti giocati. Che fare, adesso?

Due parole, però vanno spese sulla sconfitta patita in Florida, visto che tanto scalpore ha generato tra tifosi ed haters. Copio ed incollo le mie impressioni direttamente dal forum; “Ad un certo punto la palla non entrava proprio, rimbalzava magari un paio di volte sul ferro e poi usciva, loro si gasavano, noi andavamo sempre più nel panico, prova ne è che poi abbiamo cmq ricucito ad una sitiazione più degna perchè siamo più forti… ciò di certo non ci giustifica, sia chiaro, l’atteggiamento, sbagliatissimo dal primo secondo, ma da lì ad andare sotto di brutto è un attimo con Marbury al 5% ed un Curry subito con un fallo offensivo ed un tre secondi nelle prime due azioni…

… in gare così, è tutta una questione di come le approcci, di mentalità, e in questo senso dobbiamo imparare non dico molto, ma proprio TUTTO!!! ci siamo raddrizzati e messi in carreggiata in molte cose, speriamo pure in questa… cioè per dire, Miami sono cmq i campioni in carica e giochi a casa loro, ok mancano i due big ma quanto ad orgoglio gente come ‘Zo e GP non è seconda a nessuno… devi impegnarti fin da subito, non che Payton sembrava un giovincello da come prendeva il primo passo a JC, non esistono mai gare scontate in trasferta, ma le puoi fare diventare tali se zittisci velocemente l’ambiente! Quando abbiamo fatto il quinto punto, dopo il loro 27-0, i presenti hanno esultato come se avesse segnato Wade allo scadere di gara-7 della finale NBA, cioè una sonora presa per il culo. Tra l’altro il pubblico di Miami non è di certo famoso per il calore, ma davanti ad un 27-0 anche il più menefreghista dei presenti si sarebbe gasato, dando ancora più apporto… figuriamoci quelli in campo! Dal momento che hanno visto che potevano dimostrare come vincono senza il duo, si sono gasati! Se li avessimo fiaccati da subito, la portavamo a casa, perchè anche senza Steph siamo superiori a questi Heat, non scherziamo.

Progressi significativi

Sabato 13 Gennaio 2007

La boa di metà stagione, coincidente con la pausa per l’All-Star Game, è lontana un mese, ma i significativi miglioramenti dei nostri Knicks ci fanno sentire in obbligo di stilare un primo bilancio stagionale, prendendo spunto da un pezzo uscito su RealGM proprio ieri. Dopo la famosa rissa di cui vi abbiamo documentato, infatti, qualcosa pare essere scattato nella testa dei “superstiti”, tanto da - finalmente - mettere a fuoco il tanto talento del roster newyorkese.

Abbiamo così assistito ad entusiasmanti vittorie che hanno gasato pubblico e spogliatoio, come quella arrivata su Utah con un canestro sulla sirena di Marbury dopo aver percorso il campo in 3 secondi, o come le due, dopo tripli overtime, contro Detroit e Charlotte (quest’ultima per mano di un tap-in di Lee a 0.1 secondi dalla fine). Due le striscie vincenti aperte in questo momento, con la squadra ad un passo dalla testa dell’Atlantic Division: cinque successi consecutivi al Garden e tre nelle altrettante ultime gare disputate. Affrontiamo dunque i punti salienti.

- Eddie Curry: ad inizio stagione, coach Thomas aveva dichiarato che i Knicks vivranno e moriranno con E-City. La risposta, dopo altalenanti prestazioni iniziali, è stata una striscia di 10 partite oltre quota 20 punti, lampi di dominio assoluto, costanti raddoppi degli avversari che lasciano aperto il perimetro… insomma uno dei più dominanti centri del momento, tanto che una sua chiamata al Partita delle Stelle non sarebbe una bestemmia, anzi. Ma chi l’avrebbe detto, mesi fa? di certo non chi sputò sentenze su un giocatore che da futuro dominatore in maglia Bulls diventò un brocco solamente cambiando canotta, “dimenticando” che il giocatore si fermò per mesi per i presunti problemi cardiaci. Certo, in difesa deve migliorare e potrebbe prendere più rimbalzi, ma NY è prima in NBA per carambole catturate, quindi perchè vedere necessariamente il bicchiere mezzo vuoto?

- Stephon Marbury: trenta gare disputate sommerso - non a torto - dai fischi dei suoi concittadini tifosi; poi la rinascita, partita con il canestro della vittoria contro i Jazz. Da lì, abbiamo davvero rivisto Starbury, anzi meglio, cioè quello che non speravamo più: un leader, che sa finalmente scegliere quando tirare o quando passare, che detta tempi e ritmi. In parole povere, il play che abbiamo sempre sognato che diventasse. Se questo è un sogno, non svegliateci!

- Infortuni: iniziare la stagione senza l’unico acquisto estivo, Jared Jeffries, ossia il puzzle mancante per dare difesa ad un roster carente in materia, è stato un deficit notevole. Poi l’infortunio a Channing Frye, le squalifiche ancora di Jeffries e Nate Robinson, la schiena scricchiolante di Quentin Richardson. Tutto più o meno metabolizzato, ed ora i ranghi sono di nuovo completi. Per molti questo è visto come un problema, dal punto di vista della divisione del minutaggio, ma personalmente preferisco avere tutti abili ed arruolati…

- David Lee: meglio da starter o dalla panchina? Le cifre, in quanto a vittorie quando l’ex-Gator è titolare, pendono leggermente a favore di questa soluzione, ma l’impatto dal pino è altrettanto devastante, regalando alle seconde linee una qualità che le altre squadre possono solo sognare. Come detto in passato, pare quello che meglio si adatta a Curry, ma le performance al tiro di Frye fanno ancora preferire quest’ultimo nei primi cinque. Non sta scritto da nessuna parte, inoltre, che uscendo dalla panca si debba necessariamente giocare di meno. Ad oggi, cmq, può essere definito uno dei tre migliori rimbalzisti della Lega, oltre che uno dei più dotati a livello di IQ cestistico. Insomma, l’ennesima magata di Thomas nella notte del Draft.

- Steve Francis: attualmente a Houston per curare i problemi, ormai cronici, alle ginocchia. La rinascita di Marbury e numerose ottime prove di Jamal Crawford sono coincise con la sua assenza: solo un caso? Tra l’altro si parla insinstentemente di buyout, vedremo.

- Confronto con l’anno passato: attualmente il record dice 16-21, con Larry Brown di questi tempi si era sul 13-23, uscendo però da un’estemporanea striscia di 6 W che non ebbe più seguito, nè come risultati nè sul piano del gioco. Oggi le basi su cui le 16 W sono arrivate sono ben più solide che non quelle della stagione scorsa.

- Isiah Thomas: si può affermare senza paura di smentita che quei “significativi progressi” rispetto alla passata stagione che l’owner James Dolan aveva chiesto al nostro GM/coach per salvare il posto di lavoro stanno arrivando… così come sono arrivati i primi articoli in cui si loda il lavoro di Zeke, da sempre sbertucciato insieme alla nostra amata franchigia. L’unica cosa che chiediamo a Thomas è di mantenere questa identità di squadra, chiarendo i ruoli di ognuno ed impostando una rotazione ben definita che possa creare la giusta chimica.