Archivio di Dicembre 2006

Rissa (?!?) al Garden

Lunedì 18 Dicembre 2006

Ormai i fatti li conoscerete tutti: durante Knicks-Nuggets, a risultato ampiamente acquisito da parte degli ospiti, Mardy Collins ferma JR Smith con un fallo duro, innescando una pseudorissa in cui volano goffe mosse da lotta grecoromana (Nate Robinson e Smith) e schiaffi da bulletti che poi fuggono a gambe levate (Carmela Anthonia, padron, Carmelo Anthony su Collins), più che cazzotti e calci come imporrebbe lo stereotipo della “rissa da saloon”, o più semplicemente come nella famosa scazzottata di Detroit con Ron Artest sugli scudi. Se per caso non siete riusciti a vedere le immagini, il sempre più fido youtube ci viene in aiuto.

Quando l’NBA era l’NBA e non una Lega per educande, tanto che la WNBA è in questo senso un campionato più credibile, questa gazzarra sarebbe passata quasi inosservata. Invece no, è stato l’ennesimo episodio per gettare discredito su Isiah Thomas e sui Knicks. Premettendo che non si litiga mai da soli, neppure con la propria fidanzata, va detto che esiste un codice non scritto nel basket, fatto di tanti punti. Qui non si vuole disquisire se questi siano giusti o sbagliati ma uno è il garbage-time: se hai di fatto vinto la partita e la squadra soccombente fa entrare le riserve (fino all’undicesimo e dodicesimo uomo della panchina, giocatori che con la gara in bilico verosimilmente non calcherebbero mai il parquet), tu, squadra vincente, ti adegui.

Cos’è invece successo a New York? con Denver sopra di 19 punti a meno di due minuti dalla sirena finale, George Karl ha ancora i suoi titolari in campo. Palla persa dai Knicks, Smith in reverse dunk… e passi… palla di nuovo persa, ed ennesimo affondo in campo aperto… al che arriva il fallo duro di Collins ed il conseguente caos. Karl (grande amico di Larry Brown) non ha rispettato quel codice che esiste dalla notte dei tempi. E questo è un fatto provato dalle immagini televisive e dai tabellini… “carta canta” come si dice… Tanto più che Dan Peterson, uno che qualche gara in vita sua deve averla vista, il giorno dopo ha così commentato su S.I.: “Non sono un ammiratore di Isiah Thomas ed anzi come persona non mi piace (ripetuto tre volte, ndr), ma Karl ha sbagliato“… Insistiamo: coach Peterson ammette di non essere obiettivo quando si parla di Zeke, ma addossa la responsabilità di quanto successo a Karl.

A questo punto si entra nel campo delle illazioni, ossia che Thomas abbia ordinato il fallo cattivo come risposta. Sarebbe successo in tutti i campi del mondo, ma se succede a Zeke, è lui il carnefice. Ripetiamo, non si litiga mai da soli. Tutti hanno sbagliato in questa situazione e tutti ne escono con la fedina penale sporca, ma non può esistere solo giustizia sommaria verso un unico attore di questa sceneggiata. Alcuni, i soliti beneinformati, bisbilgiano di aver sentito Thomas dire ad Anthony di non presentarsi vicino al canestro, pena il fallo duro… altri, appunto, impartire l’ordine al soldato (!?! giuro che i termini usati dai gionalisti sono questi) Collins di eseguire. A fine gara l’allenatore dei Knicks ha ammesso di aver parlato con alcuni giocatori avversari (Marcus Camby e, appunti Anthony): “Gli ho solo chiesto se era il caso di continuare così: avevo schierato le riserve, era un’ammissione della loro superiorità, non c’era il caso di continuare“.

Robinson, uno dei più attivi nella rissa: “Cose che capitano, ma credo che questa non sia successa per caso. Me lo sentivo che un fallo del genere sarebbe prima o poi arrivato se, sopra di 20, continuavano a far giocare i titolari ed a schiacciarci in testa. Comunque è stato un fallo duro, ma pulito, niente di che“. Appunto, niente di che. Sempre è successo e sempre succederà se ci saranno certi atteggiamenti che andranno contro a quel famoso codice “d’onore”. Thomas o non Thomas.

Su quanto accaduto si può davvero dire tutto ed il contrario di tutto, ma forse si sta ingigantendo troppo la cosa. L’umiliazione cercata da Karl c’è stata (e pure Peterson l’ha fatto notare), ed anche se i Knicks si deridono da soli per quanto giocano male, ciò non deve autorizzare gli avversari a mancare di rispetto ad altri professionisti (anche perchè capita piuttosto frequentemente che i giocatori NBA si trovino a subire il garbage-time, Nuggets compresi). Un tipico esempio ci viene dal mondo del pallone. Qualificazioni per i prossimi Campionati Europei, San Marino-Germania 0-13. Più o meno sul punteggio di 0-8, rigore per i tedeschi, i quali vogliono far calciare il portiere Lehmann. Nessun regolamento lo vieta (così come niente impediva a Karl di tenere i titolari in campo), ma i sanmarinesi rispondono più o meno così: “non è il caso di umiliarci in questo modo. Nel caso, alla ripresa del gioco, vi spacchiamo le gambe”… e Lehmann torna tra i pali. Questo per dire che di norme non scritte, alle quali però è meglio attenersi se sono radicate nel tessuto “sociale” di un determinato contesto per evitare grane inutili, ne è pieno il mondo, che sia vita di tutti i giorni, che sport.

Ora ovviamente ci sarà un’inchiesta della Lega e pioveranno le squalifiche, ma quello che secondo il sottoscritto esce peggio dalla nottata del Garden è il leading scorer della Lega, Anthony. Uno dei più pompati giocatori di David Stern non può mollare un ceffone vigliacco ad un avversario mentre la rissa stava rientrando nei ranghi: lì si che si è rischiato di aggravare senza motivo la situazione. Certe “star” o presunte tali hanno degli obblighi disciplinari maggiori rispetto al panchinaro Collins di turno, se non altro (ma io direi soprattutto) perchè sono lautamente sovrapagati anche per questo. Vedremo…

…e allora vediamo le sospensioni: Carmela Anthony: 15 gare. Nate Robinson e JR Smith: 10. Mardy Collins: 6. Jared Jeffries: 4. Jerome James e Nenè: 1 (per aver abbandonato l’area delle panchine). Le due Franchigie sono state pure multate per $500.000.

Dicembre: il mese della verità?

Venerdì 1 Dicembre 2006

Partiamo dai numeri, nudi e crudi: 6 vittorie e 11 sconfitte, ad un solo successo dalla testa della Atlantic Division (divisione disgraziata finchè si vuole, ma perchè bisogna sempre guardare il bicchiere mezzo vuoto? e le altre Franchigie cosa dovrebbero dire?). 5-5 in trasferta, secondo miglior record NBA; 1-6 in casa, peggior record in questo caso. Chi, alla vigilia, tra noi tifosi, non avrebbe firmato per avere un bilancio del genere dopo aver letto il calendario del mese di novembre? Nulla di eclatante, va bene, ed i problemi di cui abbiamo parlato nei precedenti report rimangono… eppur qualcosa di muove. Tanto per dire, al Garden potevamo tranquillamente portare a casa due W in più, al che il record sarebbe stato un ottimo 8-9.

Inutile stare a sentire gli haters in giro per la rete, che pure davanti ad un 11-0 troverebbero qualcosa da ridire. Stiamo ai fatti, ossia siamo in corsa per un posto nei Playoffs. In questo momento non si può che essere positivi. Vediamo dunque plus e minus che ho stilato per il mese di dicembre:

+ Calendario abbordabile dopo il pessimo mese scorso;
+ Il rientro di Jared Jeffries, previsto non più tardi del 10;
+ La pochezza dell’Atlantic;

= Forse la leadership in spogliatoio l’ha presa in mano Questin Richardson e finalmente abbiamo dunque un leader;
= La conferma dell’Eddie Curry ai livelli delle ultime 4 gare;

- Stephon Marbury: che ne facciamo?
- Channig Frye fuori chissà fino a quando… Dicembre forse lo salta tutto.

Un capitolo a parte meriterebbe Marbury. Per il sottoscritto, è l’attuale problema con la P maiuscola di New York. Con lui in campo (ma, in generale, con il quintetto iniziale) si è spesso e volentieri andati sotto nel punteggio anche di venti e più punti, salvo poi delegare al pino il compito di recuperi improbabili. Con tutta la buona volontà dei panchinari e la fiducia che ripongo in loro, non gli si può chiedere miracoli tutte le sere: 10 gare a stagione con un andazzo del genere possono starci, ma non di più su 80 totali! In questo inizio di stagione, al contrario, questo finire prepotentemente sotto pare essere la costante, prima che nelle ultime uscite, grazie alla palla che finalmente arriva con costanza nelle mani di Curry, la tendenza pare leggermente invertita.

Isiah Thomas, comunque, continua ad insistere sul suo #3, facendo finta di non vedere come, con lui in campo, gli altri paiono lì per dovere di firma, mentre quando è seduto tutti comunicano, si impegnano con grinta e determinazione, la palla gira, c’è spazio per tutti, nessuno deve stare a guardare “Star(?!!)bury” palla in mano. Certo, è successo che a partita in corso lo panchinasse, suscitando ovviamente le ire del giocatore, però il suo posto fisso nello starting five c’è sempre. Sbagliare è umano, ma perseverare è diabolico: possibile che Zeke non si renda conto che Marbury ha fallito anche a New York, a casa sua? Se neppure l’aria natìa gli ha fatto bene, è un caso chiuso. E’ questo il mistero più inspiegabile della stagione bluarancio.

Ora però arriva il momento della verità: già da stanotte, a Detroit, con i Pistons reduci da un back-to-back in quel di Miami, si deve provare a vincere, per poi inanellare una serie di vittorie casalinghe contro Toronto, Memphis, Washington, Milwaukee, Boston ed Atlanta (cit. London Ray dal forum). Solo dopo queste gare capiremo davvero chi siamo e a cosa possiamo aspirare.