8 LATRELL SPREWELL
SF/SG 1.96 85 08/09/70 Alabama

"Animale" da contropiede (è forse il più veloce giocatore NBA da canestro a canestro), diventa inarrestabile quando è "on fire". Entrato subito nel cuore dei tifosi, Spree è riuscito a scrollarsi di dosso l' etichetta di elemento destabilizzante dello spogliatoio, affibiatagli dopo l' aggressione al suo ex allenatore P.J. Carlesimo. Nonostante le voci (infondate) sul suo brutto carattere, è sempre lui ad aiutare i compagni che attraversano una serata-no ed a suonare la carica. Inoltre, al suo arrivo ai Knicks, ha avuto il merito di infondere in Allan Houston quell' agonismo che prima non sembrava avere e che lo ha trasformato in un giocatore migliore. Le sue schiacciate, in transizione o prendendo la linea di fondo al difensore, non mancano mai negli highlights della settimana.

Da ragazzino sognava di diventare wide receiver dei Dallas Cowboys, squadra di football per la quale fa il tifo.
Il suoi hobby sono riparare hi-fi stereo ed ascoltare musica.
Il suo ristorante preferito è... la casa di sua madre a Millwaukee. A proposito di famiglia, Latrell ha due sorelle ed un fratello.

Considera i tifosi la cosa più bella di New York.


SPREE - STORY (ovvero: scrivevo di lui...)

Un paio di anni fa, un'emergente marca di calzature sportive scelse come testimonial Latrell Sprewell, subito dopo la fine della squalifica per aver aggredito il coach PJ Carlesimo e l'ingaggio da parte dei New York Knicks. Cosa recitava la pubblicità che vedeva il treccinato di Milwaukee protagonista? <<Io sono il sogno americano>>. Al di là della frase ad effetto, è difficile oggi smentire quell'affermazione. E Sprewell si deve sentire proprio così: il sogno americano. Dalle stelle alle stalle e risalita, se possibile ancora più in alto.

Ritenuto da sempre una delle guardie più talentuose dell'intera NBA, Sprewell arriva nella Lega come ventiquattresima chiamata assoluta nel 1992, scelto dai Golden State Warriors. Alle spalle, una carriera universitaria divisa tra un piccolo ateneo del Missouri e la ben più nota Alabama. Dopo una buona prima stagione da rookie, esplode inaspettatamente agli occhi di tutti nella seguente, in cui è selezionato per l'All-Star Game. Quell'anno gli infortuni di Tim Hardaway, Sarunas Marciulionis e Chris Mullin lo "costringono" a giocare per 43 minuti di media, più di tutti nella Lega. Ma sono l'atletismo, la velocità, il difendere in maniera asfissiante e le doti realizzative a portarlo alla ribalta. Alla fine di quell'anno, infatti, è nominato nel primo quintetto NBA, occupando il posto di un certo Michael Jordan che lo occupava da otto anni.

Nel 1994-95 iniziano però i problemi nello spogliatoio: il suo grande amico Chris Webber è ceduto a Washington (e Spree entra in tutte le partite successive con il numero di maglia dell'amico scritto sulle scarpe), ma ciò non gli impedisce di partecipare ad un'altra gara delle stelle, partendo questa volta nello starting-five. Negli anni successivi, Sprewell mantiene sempre alto il suo rendimento, fino ai record di punti segnati (46), assist (13) e rimbalzi catturati (13) in una singola gara, tutti risalenti al 1996-1997, collezionando altresì un'altra presenza da All-Star. Ma altre nubi si addensano sul futuro treccinato (che ancora non è tale perché mantiene i capelli rasati): la convivenza con Tim Hardaway diventa impossibile, fino alla cessione di quest'ultimo a Miami. Come si vede, la vita sportiva del nostro protagonista non è tutta rose e fiori, anzi. In lui aumenta la frustrazione per non potersi giocare il Titolo: i Warriors, eccetto Spree ed un Webber ancora immaturo, sono sempre stati poca cosa. Rare le apparizioni ai playoffs, teatro per di più di cocenti delusioni.

Si arriva così al "fattaccio" che cambia la vita di Latrell: il 3 dicembre del 1997, durante un allenamento che seguiva una delle ormai abituali strisce perdenti di Golden State, l'allenatore PJ Carlesimo dà vita ad una delle sue famose sfuriate, apostrofando pesantemente Sprewell, reo a suo dire di non impegnarsi abbastanza. La reazione è immediata, con il giocatore che prende per il collo il suo coach, sollevandolo da terra. I due sono divisi (non proprio subito, anzi si dice che molti compagni di squadra assistettero alla scena senza intervenire, stufi anch'essi dei metodi di Carlesimo), ma Sprewell continua negli spogliatoi, tra minacce di morte e tentativi di una nuova aggressione. Tutto finisce ovviamente sul tavolo di David Stern, gran capo NBA, e della commissione disciplinare.

La squalifica arriva presto: un anno, ovviamente non retribuito. Subito tutte le aziende che sponsorizzano Spree rescindono i relativi contratti. Dopo varie azioni legali, la pena è mitigata di qualche mese, ma non è questo ciò che conta. Sprewell diventa il nemico pubblico numero uno per il buonista popolo americano, rappresentando tutto ciò che di disprezzabile esiste nello sport. Sembra la fine: chi vorrà ancora Sprewell in squadra? Si parla di Europa, ma nel "sottobosco" alcuni team stelle e strisce si interessano ad un possibile ingaggio, ed intanto incombe il temuto lockout, che arriva puntuale poco dopo chiudendo per mesi il circo NBA.

I Knicks si fidano di lui precedendo, si saprà dopo, Miami. Per averlo, cedono l'idolo di casa John Starks (più Chris Mills e Terry Cummings) ai Warriors. Le incognite a questo punto sono innumerevoli: oltre a quelle sullo Sprewell-giocatore, come sarà accolto dal pubblico della Grande Mela? La seconda è fugata alla prima gara di preseason: un boato lo accoglie in campo ed il Garden si leva in piedi ad ogni suo canestro. La scintilla tra Sprewell ed il suoi nuovi tifosi è già scoccata. Sul Latrell-giocatore di basket, i dubbi non svaniscono subito, ma questa volta è la sorte a metterci lo zampino: frattura da stress al tallone destro, dopo soli due incontri della "short season" (ricordate il lockout?).

Resta fuori per tredici gare e la stagione per i Knicks è a dir poco altalenante, tanto che la qualificazione ai playoffs arriva sul filo di lana con l'ultima posizione disponibile. Sprewell è utilizzato fin qui come sesto uomo e per questo i maligni non aspettano altro che una nuova esplosione di rabbia verso il suo coach per il può classico "che vi avevamo detto?". Invece tutto procede tranquillamente, fino alla promozione in quintetto (nello spot di ala piccola) proprio durante le battaglie di post-season.

I detrattori avanzano ancora dubbi, questa volta sulla non abitudine di Latrell a giocare in partite che contano veramente. Per tutta risposta, diventa uno degli artefici della cavalcata verso la Finale NBA, persa contro San Antonio. Le ultime nubi sul nuovo Spree si diradano, New York è ai suoi piedi. La successiva stagione consacra definitivamente Sprewell come "Re del Madison Square Garden". Patrick Ewing, l'uomo franchigia da più di un decennio, è ormai logoro ed un peso per la velocità del gioco imposto dal trio Houston-Camby-Spree.

I Knicks sono fermati in finale di conference da Indiana, serie giocata stoicamente dal treccinato con una microfrattura al piede. Tutte le sconfitte arrivate per mano di Miller e compagni coincidono con la presenza di "Big Pat" in mezzo. Sprewell parla chiaro come al solito e si espone: <<Le statistiche non mentono>>. Così, più o meno velatamente, scarica il suo centro. Nell'estate seguente, infatti, Ewing è ceduto: se è possibile, New York diventa ancora più sua.

Gioca prevalentemente da guardia tiratrice, ma il suo talento gli permette di giocare in tre ruoli, non senza pro e contro: da playmaker, dove ha una leggera difficoltà a palleggiare di sinistro e quando può tira immediatamente (come d'altronde il suo istinto di realizzatore gli "consiglia"), escludendo forse un pochino i compagni; è comunque un gran passatore ed in attacco può abusare in post basso degli avversari. La guardia è ovviamente il ruolo più adatto ed in cui ha sempre giocato. Ma il ruolo nel quale è utilizzato nella sotto la Statua della libertà è quello di ala piccola, dove subisce però il peso di avversari più prestanti, ma che bilancia con la sua atleticità e con il dinamismo. Il suo classico arresto e tiro è praticamente immarcabile, così come quando cerca l'entrata di prepotenza; dalla linea dei tre punti è discontinuo, mentre è automatico dai liberi.

Negli spogliatoi è stato il leader insieme al capitano Larry Johnson ed ha sempre avuto una parola buona od un consiglio per il compagno in difficoltà. Per quanto l'NBA abbia voluto boicottarlo in nome di una Lega pulita, fatta di bravi ragazzi, Sprewell ha ottenuto, di fatto, la piena assoluzione anche da tutti gli appassionati di basket, che lo hanno votato per altri All-Star Game.

Qualcuno potrebbe dunque chiedersi che fine abbia fatto lo Sprewell che aggredì Carlesimo. Ebbene, senza naturalmente giustificare ciò che ha fatto, occorre ricordare come i metodi dell'ex coach siano sempre stati irritanti e non proprio professionali. Le testimonianze degli allora compagni di squadra, per quanto discutibili, giocano a suo favore. E' forse stata la frustrazione di trovarsi in una squadra mediocre, con il record perennemente negativo, a fargli perdere il controllo.

E' difficile per un campione come lui sopportare il peso delle sconfitte. In una realtà vincente come quella dei Knicks, invece, è uscito il vero Sprewell. Latrell ha sbagliato, ha pagato, per poi riprendersi la gloria che un campione come lui merita. Il sogno di ogni tifoso newyorkese era quello di vedere sventolare, un giorno, la canotta numero otto appesa al soffitto del mitico Madison Square Garden. Un general manager inetto ed una dirigenza miope hanno invece spezzato quel sogno, mandando Spree lontano, in Minnesota, in cambio praticamente di nulla. Anche qui, l'ipocrisia aveva vinto in nome di facce pulite, ma perdenti.

© Andrea Delbuono