Un uccellino mi ha detto che…

29 Giugno 2009

Chi non muore, si rivede (o si rilegge, in questo caso). Ebbene sì, siamo di nuovo qui a praticare l’hobby più sfigato del pianeta: tifare New York Knicks. Chiusa l’ennesima stagione fuori dai playoffs - e la mia campagna fiscale - proviamo a dare un’occhiata in casa bluarancio: no news, bad news.

Ferma restando la pazienza che dovremo avere fino all’estate del 2010, dobbiamo però affrontare un anno esatto di QUESTI Knicks, in quella che si spera sia l’ultimo anno A.C., Avanti Cristo, ossia prima dell’avvento di Lebron James. E se non dovesse arrivare? e che si fa da ottobre ad aprile, si vorrà vendere qualche biglietto o costringerci a qualche levataccia notturna? o davvero non ne varrà la pena? Domande senza risposte… vista anche l’età di Iverson.

Vorrei davvero entrare nella testa di Donnie Walsh e capire il perchè di tanto immobilismo. Domanda retorica, forse, però ripeto, il cuore in pace nell’attesa del colpaccio lo abbiamo dal suo arrivo, ma non saremmo tifosi se non pretendessimo di vedere i nostri colori primeggiare sempre e comunque. Tra l’altro, signori miei, i Cavs si sono accapparrati i servigi di Shaq, il che, nonostante le 37 primavere del Diesel, potrebbe costituire un problema nel convincere LBJ a cambiare casacca se non abbiamo tra le mani un progetto serio ed un roster all’altezza.

Un po’ tutti, tra l’altro, ad Est si sono e si stanno rinforzando. Attualmente, Cavs, Magic, Celtics, Bulls, Hawks, 76ers, Heat e Pistons ci sono davanti. Bobcats e Bucks sono lì, e da sani anche i Wizards potrebbero arrivarci davanti. Noi abbiamo portato a casa due prospetti discreti e nulla più dal Draft (Jordan Hill e Toney Douglas… chiii? n.d. Maurizio Mosca), con molti dubbi su quello che potrebbero fare a livello NBA. Svanito come sempre il nostro obiettivo primario, Ricky Rubio (per il quale Walsh avrebbe, si narra, proposto ai Wolves uno scambio con Chandler, l’unico intoccabile dell’attuale roster insieme al nostro Gallo, mah…), ci siamo accontentati, visto anche il solito pick di primo giro da nè carne nè pesce.

E’ arrivato pure Darko Milicic in cambio di un cadavere ambulante - Richardson - spacciatocelo per anni come uomo-spogliatoio, ma alla resa dei conti solamente un mangiaminuti inutile, scambio comunque che non altera gli equilibri.

Poi le solite voci: Rubio vuol venire da noi, il padre minaccia di rimanere 2 anni in Europa se il pupo non viene scambiato con la Grande Mela; sign-and-trade in vista per Lee e Nate, ma per chi e/o per cosa? bla, bla, bla… sì sì come quando Macej Lampe doveva diventare il nostro nuovo Nowitzki… LIGHT THE LAMPEEE!!!

Ed il resto? mamma mia, solo a leggere i nomi mi si gela il sangue nelle vene, così come all’idea di rivederli evoluire in bluarancio. I soliti noti, Lee e Robinson, che il loro lo fanno pure ma che mai e poi mai si schioderanno dal ruolo di onesti mestieranti ai quali il gioco di D’Antoni ha fatto solamente aumentare le pretese contrattuali (e sono diventato pagano per pregare più Dei possibili affinchè non vengano rifirmati alle cifre che sicuramente pretenderanno). Gli inutili per eccellenza, che cambiano casacca ma restano eterni falliti, all’anagrafe Jeffries Jared, Hughes Larry e sua lardosità Curry Eddie, cui manco il capo-istruttore Hartman di Kubrickiana memoria riuscirebbe a motivare.

Dimentico qualcuno? meglio così.

Spezziamo una lancia a favore della dirigenza: ha ereditato una situazione deficitaria e con le rigide regole del salary-cap è difficile rivoltare i roster senza le briglia sciolte di Florentino Perez. Ok, tutto giusto, ma - ripeto - tocca giocare un altro anno. Vero anche che non si ha la sfera di cristallo e tocca PER FORZA tenersi il più possibile pronti a far mercato tra 12 mesi, ma neppure si può ritirare la squadra dalla Lega e tornarci dopo una stagione, e occorre presentare qualcosa di dignitoso. Come leggete, il mio cuore è diviso.

Cosa mancava lo scorso anno? Gallinari in forma, senza problemi alla schiena, ed un tiratore dal perimetro. Quest’ultimo non è arrivato, e  resta ahimè tutto da vedere se Danilo tornerà quello di prima.

A sentire Mike D’Antoni, si migliorerà il record di 32 vittorie (manco stessimo parlando di 50 e più!). Sarà, ma il passaggio da Isiah Thomas al Baffo non ha prodotto il salto di qualità sperato, soprattutto a livello di W, che poi è ovviamente il metro di giudizio tra l’essere vincenti o perdenti, of course. Eppure in pochissimi hanno osato criticare il buon Mike, mentre Zeke è stato sulla graticola dalla prima L della sua prima pre-season.

Pretendo troppo, chiedendo di non precludere il futuro ma anche qualche soddisfazione nell’immediato? forse sì, però un altro anno di sconfitte è sempre più duro da affrontare, soprattutto se nessuno puòm ad oggi, garantire che LUI arriverà, se non questa pubblicità:

Notare i colori con cui la Nike ha vestito l’uccellino in primo piano…

Bilancio di metà stagione

23 Gennaio 2009

Partiamo dalle nude cifre: 17 vittorie, 24 sconfitte (.415), a due partite dall’ultimo posto utile per i Playoffs. L’incremento rispetto allo scorso anno è di 4 successi. In proiezione, potremmo arrivare a 34-48, il che sarebbe miglior record dal 2003-04.

Passando al campo, facile eleggere Chris Duhon quale MVP della squadra. Il suo arrivo ha fatto arricciare più di un naso tra i tifosi (il mio compreso), invece è stata la prima dimostrazione della lungimiranza del GM Donnie Walsh. Duhon si è ritrovato per la prima volta ad essere titolare di una squadra NBA, avendo tra l’altro la pressione, dal training-camp, della “situazione-Marbury”: al primo errore, molti avrebbero invocato il ritorno del numero 3. Invece il prodotto di Duke ha gettato in campo una leadership inaspettata ed un’altrettanta sorprendente capacità di fare la sempre la cosa giusta al momento giusto, senza mai esagerare o tirarsi indietro, neppure davanti a fastidi fisici… e tutti si  sono definitivamente dimenticati dell’ex-figliol prodigo che una volta amavamo chiamare “Starbury”.

Restando all’importanza delle giocate sul parquet, secondo, ma per poco, arriva David Lee, l’uomo che per un anno è rimasto coinvolto in tutti i rumors di trade che coinvolgevano i Knicks. Se da una parte era il segno della sua abilità, perchè voleva dire che era richiesto e nessun tentativo di scambio iniziava senza che l’altra squadra lo inserisse nelle richieste, dall’altra si potevano instaurare un po’ di seccature per l’ex-Florida. Invece Lee ha sempre lavorato duro ed in silenzio, mettendo pure in faretra un tiro dalla media, la cui mancanza aveva fatto dubitare gli adetti ai lavori sul suo utilizzo nel sistema-D’Antoni. Ha pareggiato il record franchigia per doppie-doppie consecutive, a dicembre nessuno in NBA ne ha messe tante quante lui, ma ha un unico problema: il contratto da estendere se non lo vogliamo perdere l’anno prossimo, ma pagarlo le cifre che ormai merita ($10M l’anno, minimo) vorrebbe dire, se non riusciamo a cedere Eddie Curry, non poter proporre un secondo mega-contrattone alla pletora dei free-agent del 2010. Un rischio che Walsh deve valutare attentamente: auguri.

Wilson Chandler è stato, per il sottoscritto, il migliore dei suoi nel primo mese e mezzo di campionato. Poi il calo più o meno fisiologico dovuto alla giovane età, ed il cosidetto Rookie-Wall preso in faccia proprio in questi giorni. E’ in affanno, perchè questa è davvero la sua prima stagione da pro, visto che la scorsa l’ha passata da spettatore non pagante, ma non per questo vanno dimenticati i lampi di alta scuola dimostrati, sia in attacco (tiro dalla media letale, capacità e forza per concludere al ferro) che in difesa. Più di un compagno ha detto che gioca con il freno a mano, perchè si ritiene meno forte di quello che in realtà è. In un mondo iper-vitaminizzato di testosterone come quello NBA? Se prende coscienza di sè, questo è il primo tassello per il roster da affiancare all’Eletto o a chi per lui.

Nate Robinson ed Al Harrington hanno fatto lo stesso percorso, fin qui: inizio super, con qualunque cosa tirassero per aria che puntualmente trovava il fondo del secchiello; poi netto calo, con conseguente diminuzione dei minuti giocati. Devono capire di giocare più di squadra quando il tiro non entra, senza che coach-D debba panchinarli per farglielo capire. Nonostante tutto, sembrano in ripresa. Entrambi uscenti dal pino, sono comunque un bel boost se mantengono il controllo.

Quentin Richardson continua a restare enigmatico. Bell’inizio (ma non prolungato come quello dei due qui sopra), seguito da un profondo rosso… poi ogni tanto ti piazza qualche prova sopra i 20 punti che ti fa vincere la gara. Da leader dello spogliatoio, D’Antoni non l’ha mai levato dal quintetto, e forse ha ragione lui, perchè ci sono equilibri mentali ed attitudinali che spesso, da semplici spettatori televisivi, dimentichiamo.

Il rientro di Jared Jeffries è quello che a mio modo di vedere ha avuto più peso nel risollevarci dal calo prestazionale arrivato subito dopo al miracoloso record messo su a novembre e che ci ha portato fuori dalla lotta per la post season, in cui stiamo faticosamente cercando di rientrare. Canestri facili per gli avversari ne arrivano sempre meno, e JJ, schierato sulla carta da centro tattico, flotta su chiunque, ed è risultato decisivo contenendo spesso i playmaker. Della sua abilità sul prendersi sfondamenti o in aiuto già sapevamo. Il suo ruolo è questo, inutile pretendere di più.

Il resto del roster si è fatto poco notare, salvo il solito Tim Thomas che, come da sempre nella sua carriera, quando gli scatta il click giusto nella testa può dominare una gara uscendo dal limbo in cui normalmente vaga mentre la partita gli scorre sonnecchiante addosso. Ci sono state pure alcune comparsate dell’inutile Anthony Roberson in momenti di emergenza numerica, o di Malik Rose. Jerome James si è rotto il tendine d’achille la settimana scorsa (scendendo dal letto, forse?), Eddie Curry è rientrato per ben 2:38 minuti in cui i Knicks hanno preso un parziale di 0-9 e da lì è stato rimesso in borghese.

Non ci siamo dimenticati di Danilo Gallinari, ma che aggiungere al nostro ultimo intervento? Difficile essere obiettivi, per chi come me segue i Knicks da almeno 15 anni: un italiano, là, e forte, MA FORTE davvero, è un sogno che neppure potevo permettermi di fare fino a quella notte in cui ho messo la sveglia all’1:30 per vedere se effettivamente lo sceglievamo alla notte del draft. Da lì, l’infortunio più ostico che possa esserci per uno sportivo (e parlo purtroppo con cognizione di causa), il rientro tentato una volta, il nuovo stop, ed ora questo ritorno, finalmente, mostrando cose che NON sono da rookie, ma da Campione consumato… e senza l’allenamento di chi gli corre intorno! Pazzesco, riconsiglio youtube per farsi un’idea, pure stanotte è andato a stoppare un certo Shaq… ma che parlo a fare?

A 2 vittorie dall’ottavo posto ad Est, come si diceva all’inizio, rende imperativo crederci ancora, soprattutto se l’utilizzo del Gallo continua numericamente ad aumentare, perchè con lui in campo sembra tutto “meglio”, dalle spaziature in attacco alla difesa. A dire il vero è un discorso che ci sta, visto che il suo IQ cestistico è naturale e non lo si insegna, e se l’ultima gara parla di un plus/minus di +21 con lui in campo in 18′ di impiego, vuol dire che, più che “sembra”… “è”.

Gallinari c’è!

20 Gennaio 2009

Pensavamo di doverlo ancora aspettare per almeno un mese, ed invece Danilo Gallinari è rientrato. Solo 15 minuti di impegno medio nelle sue prime due gare, alternati da “fughe” nello spogliatoio per massaggi speciali, ma in quel quarto d’ora sognare è lecito.

Rientri al Madison Square Garden, dopo che per infortunio hai praticamente saltato tutta la stagione (e la pre-stagione) fin qui disputata, hai tutti gli occhi puntati addosso della città che più è in grado di stritolarti e cacciarti sul marciapiede alla prima esitazione, se non reggi la pressione e, a 20 anni appena compiuti, che fai? Ti presenti in campo in mezzo ad atletoni con la preparazione di mesi e mesi alle spalle - e soprattutto nel fisico -, e chiudi la linea di fondo alla scelta numero uno Derrick Rose, lo inchiodi ed apri il contropiede per due punti facili di Nate Robinson? Neanche nei miei sogni più bagnati, visto come la sua schiena aveva scricchiolato dalla scorsa estate a qui.

Starei qui a spiegarvi ogni sua azione, che minuziosamente ho vivisezionato al microscopio in rigorosa diretta, sia nella gara contro Phila che in quella contro Chicago, nonostante la febbre prossima ai 40 gradi, ma per fortuna esiste youtube. Inutile, dunque, aggiungere altro, godetevi le immagini cliccando sul link poco più sotto, prestando particolare attenzione al minuto 1:11. Della squadra, e delle ultime prestazioni scandalose che hanno fatto precipitare il record, parleremo un’altra volta. Ci sia concesso, oggi, gioire per ed insieme al Gallo, alla faccia del detto newyorkese “Sono tifosa dei Knicks… quando vincono” ripreso pure da Eva Mendes nel film “Hitch - Lui sì che capisce le donne”.

http://www.youtube.com/watch?v=7r3YBWIB7G4

Brusco ritorno sulla terra

29 Dicembre 2008

Si preannuncia un 2009 ancora avaro di soddisfazioni per i Knicks. Tenendo bene a mente il solito discorso legato al 2010, la sorprendente prima parte di stagione aveva fatto rivivere antiche emozioni ai tifosi bluarancio, ma la striscia (ancora aperta) di 6 sconfitte consecutive ha raffreddato animi e speranze, allontanando la squadra dal miraggio dei Playoffs.

Il problema non è tanto la striscia in sè, ma il modo in cui è arrivata. Eccetto le prime due gare, le altre erano ampiamente alla nostra portata. Quel che è venuto meno è spirito che aveva contraddistinto il sorprendente avvio di campionato. La circolazione di palla è la prima ad essersene andata, così come il pick-and-roll tra Chris Duhon e David Lee segno che gli scout avversari hanno fatto bene il loro dovere, ed ora ad aspettare il Generale in mezzo all’area ci sono un paio di corpaccioni. Fondamentale a questo punto sarebbe un’affidabile guardia che possa allargare gli spazi, punendo lo spazio lasciato agli esterni, ma inspiegamilmente la dirigenza continua a latitare.

L’alibi degli infortuni - e la conseguente stanchezza dei “magnifici sette” del mio precedente intervento -, con cui comunque siamo ancora alle prese, regge fino ad un certo punto: contro Minnesota,i Nostri arrivavano da cinque giorni di riposo, ed è stata la sconfitta più brutta della gestione D’Antoni. Pare infatti che alcuni equilibri si siano di già spezzati.

Il timore che ci siano i primi problemi di spogliatoio arriva dal ritardo con cui Al Harrington si è presentato alla partita contro Milwaukee: giunto al Garden “in tempo” per il secondo quarto, non ha potuto evitare un’imprevista debacle. Da lì il minutaggio dell’ex-Warrior è drasticamente calato, fino all’esclusione dal quintetto iniziale nella partita contro Denver. Nel contempo, sono arrivate alcune discutibili scelte tattiche sull’utilizzo nel ruolo da titolare di Tim Thomas: inizia bene il terzo quarto, e gioca però pochi minuti? Scelte che se operate da Isiah Thomas avremmo urlato allo scandalo. Inutile avanzare teorie più scervellotiche, di qua può essere solo il più classico dei “o tutto o niente”. Considerando che, proclami a parte, saranno due anni di purgatorio, può essere che coach-D stia facendo vedere che con lui non si scherza, e se fail “l’Adriano”, la paghi.

Harrington, insieme a Nate Robinson, tendono tra l’altro a strafare, ricordando in alcuni frangenti il Jamal Crawford che doveva tentare qualcosa per non veder scadere i 24 secondi. Finchè i tiri entravano e c’erano le gambe, ovviamente te la giocavi contro tutti… ma se la stanchezza - qui sì - unita ai nuovi adeguamenti degli avversari ti giocano contro, ecco allora venire al pettine tutti i nodi che bene conoscevamo a settembre.

Non perdiamo infatti di vista quale sia la nostra forza, ossia quella mostrata stanotte di fronte ai Nuggets: sotto di 10 al termine del primo tempo, andiamo avanti di 2 nella seconda parte del l’ultimo quarto, quando Carmelo Anthony, l’unico fuoriclasse in campo, si mette in proprio e vince la gara. Quando la fluidità in attacco viene meno, legata tra l’altro alla cronica assenza di difesa, emerge il più grande problema del nostro roster: l’assenza di un go-to-guy, lacuna che ovviamente speriamo di colmare appunto nel 2010.

In momenti come questi è pure utile tornare ad una delle dichiarazioni di Quentin Richardson risaltente alla preseason: “Se non facciamo bene in nostro lavoro, la colpa è solamente ndi noi giocatori, perchè se dopo tre o quattro allenatori siamo (e saremo) sempre allo stesso punto, il fallimento è solamente nostro”.

Appunto, torniamo al vecchio discorso: il roster è questo, e dalle rape nessuno ha mai tirato fuori del buon vino.

I Magnifici Sette

8 Dicembre 2008

9 vinte, 11 perse: Il miracolo continua. Nonostante la flessione avuta dopo le due trades “spiegate” nel precedente intervento, i Knicks restano in corsa per i Playoffs, il tutto giocando solamente in sette da almeno 15-20 giorni, visto che tra problemi contrattuali (Marbury) e medici (Jeffries - rientrato l’altro ieri -, Gallinari, Curry ed ora pure Mobley e Robinson), il roster è ridotto all’osso.

Inspiegabile o meno, siamo lì, abbondantemente in linea di galleggiamento, guidati da Chris Duhon, play accolto con scetticismo e che invece si sta rivelando un vero leader. FINALMENTE un regista che sa leggere i miss-match, sapendo SE, QUANDO e COME cavalcarli… o addirittura mettersi in proprio, con penetrazioni o bombe che francamente neppure a Chicago conoscevano. Una gara, due gare, massimo tre possono essere un caso, un momento di forma particolare, ma qui stiamo parlando di ormai due mesi ad altissimi livelli, tanto da fugare tutti i “se” ed i “ma” del caso.

A dire la verità il sottoscritto, scottato da troppe false partenze arrivate dopo altrettanti proclami, aveva accolto con freddezza non solo Duhon, ma pure coach Mike D’Antoni. Ebbene, stiamo tutti - udite, udite - apprezzando la difesa di questi Knicks, cosa che mai ci saremmo aspettati, soprattutto per le voci che giravamo nella Lega sul suo sottovalutare questo fondamentale. Se ciò resta comunque vero considerando partite come quella contro i Warriors, in cui tutte e due le squadre ricorrevano al run-and-gun frenetico, che dire della gara di ieri sera contro i Pistons? Abbiamo spesso accettato il loro gioco a metacampo, facendo rotazioni difensive fenomenali, tanto da andare a riposo con più di 20 punti di vantaggio.

Francamente sono rimasto sorpreso da queste rotazioni, la prima volta ho pensato che il raddoppiante sia stato fortunato nel rientrare nella posizione corretta (a zona!) quando il raddoppiato ha dato via la palla, la seconda pure, ma alla terza, beh, è stato il segno che su queste cose ci si è lavorato. E’ anni infatti che predico su queste pagine che la soluzione più corretta, se hai giocatori fisiologicamente carenti nella difesa a uomo, è quella di adottare una zona mista: finalmente si è vista, e non perchè io sia un genio, ma perchè chi c’era prima era un incapace!

Con questo sistema, pure David Lee non sembra più la “groviera” che conoscevamo. Tra l’altro il Generale, da quando Zach Randolph non è più al suo fianco, è esploso a livello statistico. Contro Golden State ha piazzato il career-high in punti, e contro Detroit è risultato decisivo con i suoi rimbalzi, quando gli eredi dei Bad Boys sono rientrati ad un pericoloso -7. Il pick-and-roll con Duhon si sta tra l’altro rivelando letale per le difese avversarie, che per ora non sono corse ai ripari…

… e se blocchi questo, c’è Wilson Chandler dalla media-lunga distanza a punirti… o Al Harrington, o Quentin Richardson. Sogno o son desto?

L’idea di base è che stiamo sovraperformando… ma una considerazione in questo senso è d’obbligo, vostro onore: certa gente è stata solo tra le mani di Isiah Thomas, quindi i limiti possono essere ancora inesplorati. Che in sette stiamo facendo ben più del massimo è palese. Da un paio di gare, però, è rientrato Jared Jeffries, che D’Antoni stava aspettando con impazienza. Sta giocando pochissimi minuti, come logico, ma ha già fatto intravedere come può essere utile alla causa nel sistema del Baffo. A breve rientrerà pure Robinson, mentre il nostro Danilo è fuori ALMENO fino al nuovo anno. Il GM Donnie Walsh si sta mordendo le mani, dal momento che contina a ripetere che uno di vent’anni con la sua lettura delle situazioni di gioco, abbinato ad un tiro letale da ogni dove, non l’ha mai neppure sognato.

La soluzione più logica sarebbe creare posto in roster, dal momento che Mobley probabilmente si ritererà per problemi di aritmia cardiaca (o giocherà con una deroga da lui firmata come in tutte le sue precedenti vite sportive), Jerome James non si sa bene cosa ancora ci faccia lì, e Marb… vabbeh neppure lo voglio nominare. Patrick Ewing Jr. ed Allan Houston (?!?) si stanno allenando nelle strutture della Franchigia, ma la situazione è in stallo. Personalmente userei il contratto di Malik Rose per arrivare ad una guardia, ma la priorità resta il 2010, e Walsh lavorerà in questo senso.

Ora ci aspettano cinque gare in trasferta che dovrebbero far precipitare il record, soprattutto alla luce della fatica accumulata, ma mai dire mai… oggi più che mai: GO KNICKS GO!